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IL PENSIERO CHE GUARISCESotto ogni dolore o malattia, c’è un pensiero malato
che agisce senza che noi ne siamo consapevoli. Anche una delle più gravi
malattie che può colpire un essere
umano – la paralisi- può essere guarita e ritrasformata grazie alla
conoscenza profonda del pensiero che l’ha prodotta. Questo è ciò che Mirella
Santamato ha fatto su se stessa ed ora sta insegnando a fare anche agli altri. Zoppico. Zoppico e porto il
bastone. Ma cammino e cammino “bene”. Solo le mie gambe continuano a
zoppicare, ma la mia anima no. Come un antico sciamano, sono andata a riprendere
la mia anima là dove era caduta e l’ho riportata in vita. Alcuni dicono che
mi è rimasta la necessità di adoperare il bastone proprio perché non ho
potuto abbandonare questo segno di
“distinzione” che accompagnava anticamente chi era dovuto andare
“dall’altra parte” e ne era tornato…vivo. Infatti nel percorso di
questa incarnazione così particolare, ho dovuto sopportare la morte del mio
corpo fisico quando ero una piccola bambina di poco più di due anni di età. Fui colpita da una
gravissima forma di poliomielite, che mi portò sulla soglia della morte. Credo
che la mia anima non avesse più voglia di tornare di nuovo nel faticoso mondo
fisico, perché già sapeva che senza amore è inutile vivere. Pur tuttavia feci
allora un ultimo tentativo, un ultimo appello per sapere se c’era qualcuno che
mi amava davvero. Rispose mia madre. A lei
devo la vita due volte. Lei mi raccolse tra le sue braccia più morta che viva,
con tutto il corpo ormai incapace di muoversi e al suo amore devo la decisione
della mia anima di “tornare indietro”. Ricordo il buio di quei
giorni e la determinazione di ripercorrere il lungo tunnel che mi avrebbe
portato a dover riconquistare i muscoli delle mie gambe uno a uno, quasi come se
fossero l’esemplificazione fisica del compito che doveva svolgersi anche ad
altri livelli più sottili. Ci ho impiegato quindici
anni di lavoro ininterrotto per poter arrivare al primo “miracolo” della mia
esistenza. Quel famoso “alzati e cammina” di cui parlano tutte le Scritture,
in me si è avverato in concreto, anche se con tempi estremamente dilatati. Dopo molti interventi
chirurgici, ginnastica, nuoto, e tanto dolore, finalmente mi rimisi in piedi,
decisa a conquistare la felicità. Dopo una infanzia
impietosa, passata tra “torture” di ogni genere che venivano spacciate per
“cure”, mi ritrovai a quindici anni con il corpo ancora ingabbiato in
apparecchiature mostruose che dovevano reggere le mie gambe. Mi ci vollero
ancora due anni di fatiche estenuanti per uscire da quelle gabbie di ferro. L’adolescenza e
l’amore mi capitarono addosso
come uno schiacciasassi. Avevo sperimentato la
morte, ed avevo vinto; ora mi aspettava il secondo importante appuntamento della
vita: l’amore. Eros e Thanatos, sempre
legati l’uno all’altra inscindibilmente. Paradossalmente il primo, cioè
l’amore, si rivelò ben più duro ed invincibile dell’altra. Agli occhi della gente
comune io ancora apparivo “handicappata”, visto che avevo bisogno di scarpe
ortopediche e del bastone per camminare. Tutto ciò che si poteva
fare per recuperare i miei muscoli a livello fisico era stato fatto, ora toccava
a me e alla forza della mia anima. Dovevo
vincere la mia paura di cadere. Ovviamente con una scarsa muscolatura , si è più
portati a cadere degli altri, e ciò normalmente viene risolto con una soverchia
attenzione a “non uscire da casa” per evitare i pericoli. Invece i miei genitori
mi portarono in Svezia, dove avevano tutto un altro concetto su come risolvere
questa faccenda. Infatti secondo loro per superare la paura di cadere bisogna
semplicemente…esercitarsi a cadere! Come fanno gli stunt-man
nei film, l’importante, anche se si cade, è non farsi male. Anche in
questo caso ( ma io non me ne ero ancora accorta) era bastato cambiare il punto
di vista e la realtà poteva prendere una piega completamente diversa. Pur non cambiando il
problema di fondo, cioè la mia frequenza alle cadute, i due modi di
“risoluzione” portavano a qualità di vita completamente diversi. Quello
italiano, di paura e di chiusura, ad una ulteriore “paralisi” sulla paralisi
fisica, quello svedese ad una apertura di vita enorme. Questa soluzione
intelligente mi ha evitato di chiudermi in casa per
paura del mondo esterno, ma anzi, mi ha permesso di accedere a livelli di
vastissimi. Piano piano ho
cominciato a capire che non esiste nessun problema che sia “insolubile”,
esistono solo dei blocchi mentali che lo rendono tale. Questa era una
rivoluzione di pensiero. A diciotto anni mi
innamorai perdutamente. Avevo imparato a cadere me non ero pronta alla caduta
rovinosa che il mio cuore aveva scelto di fare. Io mi sentivo pronta per
l’amore. Ero forte, sana, bella, piena di voglia di vivere e di fare
l’amore, anche se apparentemente zoppicavo. Ma lui non era pronto.
Ai suoi occhi apparivo ancora handicappata; temeva di dover fare
l’infermiere tutta la vita e che io non fossi in grado di essere una donna
normale, avere dei figli e portare uno stipendio a casa. Riuscii a carpirgli la
verità dopo un anno di sforzi e di disperato amore. Saputa la verità, chiusi
la saracinesca del mio cuore. Eros mi aveva colpito più
duramente di Thanatos. Mi “uccisi” dentro,
o almeno così pensavo. In realtà il mio cuore era caduto in coma, un coma
profondo dal quale mi sarei risvegliata solo una decina di anni più tardi,
stordita, percossa , ma viva. Innestai il pilota
automatico e decisi di dimostrare a tutti di essere capace di fare tutto come
gli altri. Disabile significa: non
capace. Ebbene, io sarei stata capace, a qualunque costo. Mi sposai più per paura
che per amore. Non sapevo ancora che qualcosa costruito sulle sabbie mobili
della paura era destinato a fallire. Ebbi però due figlie splendide, che ancora
oggi mi circondano con il loro affetto e mi riempiono la vita di dolcezza. Le gravidanze furono
ottime, anche se molti si meravigliarono di quanto il mio corpo fosse forte,
sano e “capace” a suo modo di fare tutto. A questi scettici mi viene sempre
voglia di rispondere “ Secondo voi i figli si fanno con l’utero o con
i piedi?”. Ma qualcosa mi mancava,
mi mancava sempre. Ciò che abbiamo
nascosto nell’inconscio, con il tempo, prende forza e nel momento in cui siamo
in grado di sostenerne l’urto, erompe e ci sconvolge l’esistenza. Sono i
“passi” dell’anima che si evolve e che non lasciano tregua. A diciotto anni ero
stata sconfitta dall’amore a causa del mio fisico. Dieci anni dopo non volevo
più avere paura dell’amore, della mia femminilità, degli uomini e…del mio
fisico! Cominciai a lavorare di
nuovo sul mio corpo, ma da un punto di vista diametralmente opposto. Anche qui
un altro punto di vista, un diverso modo di impostare il pensiero. Non
più ginnastica per recuperare la funzionalità, ma esercizi per
riarmonizzare un corpo offeso, colpito, ma non vinto. Volevo scoprire le
vibrazioni di un corpo che avevo sempre rifiutato e che ora volevo imparare ad
amare. Volevo imparare a conoscere ( se c’erano) le vibrazioni recondite di
fascino e di seduzione. La bellezza, la
femminilità è possibile per una ragazza handicappata? Alla ricerca di una
bellezza esteriore che doveva partire da dentro, mi accinsi ad affrontare la
lunga ricerca di una femminilità mai conosciuta e mai indagata. Scoprii dopo
che questo percorso di tipo “tantrico” mi doveva portare a dei risultati
sorprendenti. Quel mio corpo tante
volte nascosto e maledetto ora mi stava portando una conoscenza meravigliosa ;
grazie a lunghe pratiche yoga, a massaggi shiatzu, allo studio di biodanza e
reiki, la mia autonomia psichica e spirituale
profonda stava nascendo. Raggiunsi nel contempo
la consapevolezza di un matrimonio sbagliato nei suoi stessi presupposti e
decisi di separarmi. Le responsabilità e le
paure aumentarono, ma di pari passo anche la forza e l’energia vitale per
superarle. Avevo finalmente il
coraggio di essere giovane e di credere nell’amore. Questo cambiamento
interiore ebbe immediatamente un riscontro a livelli materiali; semplicemente
scoprii la “mia” bellezza. Cambiai nel modo di fare, nel modo di vestirmi e
truccarmi. Cominciai a non avere più paura di “guardare” gli uomini come
vanno guardati e loro, di rimando, cominciarono a guardarmi come si guarda una
donna seducente ed affascinante. Nello specchio dei loro
occhi il mio handicap non c’era più. La mia anima ferita, lacerata,
paralizzata da tanti anni si stava schiudendo alla vita e all’amore. Con un moto spontaneo e
naturale cominciai a scrivere poesie e a conoscermi nel profondo attraverso di
esse. La poesia mi ha salvato
letteralmente la vita. Per questo motivo voglio condividerne alcune con voi trascrivendole qui a
fianco. Ma la parte più
incredibile della mia vita doveva ancora venire. Chi vorrà saperne di più
sullo svolgimento magico degli avvenimenti che mi hanno portato sulle passerelle
delle sfilate di moda, potrà leggere il libro che ho scritto, dal titolo “Io,
sirena fuor d’acqua” ed. Mondadori. Alcuni lo hanno definito
“ un grande libro d’amore”, ma a me piace parlare piuttosto di come
l’amore alla vita possa vincere qualsiasi ( e sottolineo qualsiasi )
ostacolo. Il recupero della mia
anima è avvenuto attraverso il superamento di tante prove incredibili, a volte
molto dure, molto spinte, molto trasgressive, ma è avvenuto in pieno. Quando riesci a guarire
l’anima, riesci a guarire tutto, anche a livello materiale, anzi dirò di più,
niente può modificarsi a livello materiale, se prima non si è operata una
trasformazione a livello spirituale. E’ lo spirito che trasforma la materia, e
non viceversa. Le mie gambe sono state
“ricostruite” integre e forti nei livelli sottili, nel mio corpo etereo, e
la mia guarigione è completa anche se rimane una paralisi a livello muscolare. A tal punto guarita da
poter avere una delle esperienze più straordinarie che una donna può vivere
nella propria vita: fare la modella e la fotomodella! Solo donne dotate di un
fisico eccezionale normalmente hanno accesso a questo mondo. Ma una persona
paralizzata? Eppure, come potete anche constatare dalle foto qui riprodotte,
tutto è possibile nella vita. L’amore è l’unica
carta vincente ed è solo la nostra capacità d’amore verso la vita che può
essere “difettosa”. I “difetti” dell’anima sono gli unici che ci
impediscono di vivere una vita piena e soddisfacente. Se così non fosse, i
drogati , gli alcolisti e tanti altre persone con anime “deboli” non
esisterebbero. Se i problemi fisici fossero “veri” problemi, loro, non
avendo problemi fisici ( anche gli assassini, tanto per dire, sono
assolutamente integri dal lato fisico) dovrebbero vivere delle vite splendide.
Ma non è così. I “difetti
dell’anima” altro non sono che paure, paure che ci paralizzano dentro ( come
la polio ha paralizzato a me il corpo). Le paure ci impediscono di esprimere
tutte le nostre potenzialità, le nostre immense risorse, le nostre incredibili
capacità creative. Siamo tutti poeti,
scrittori, pittori, musicisti di un universo infinito. Solo che spesso non
riusciamo ad avere accesso a questa fonte di Grazia perenne. Lì ogni male viene
sanato, ogni miracolo può avvenire. Soffrire nella vita è
semplice, è la cosa che sappiamo tutti fare meglio. Ci lamentiamo in
continuazione e rimaniamo fermi nel nostro dolore. Fino a che adoperiamo la
nostra energia per trovare giustificazioni al nostro malessere, rimarremo
intrappolati nella sofferenza. In
realtà collaboriamo con essa, nutrendola tutti i giorni con i nostri lamenti e
i nostri rancori. Il vero miracolo
consiste nell’invertire il senso di marcia dei nostri pensieri. E capire che
ciò che appare come “il problema” non lo è affatto ad un altro livello di
vita. Quando ciò avviene,
tutto è raggiungibile: le montagne vanno da Maometto, i ciechi scrivono
l’Iliade, i sordi producono la Nona Sinfonia,
e…chi zoppica può sfilare in passerella! A chi di voi tocca il
prossimo miracolo?
Mirella Santamato
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